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«Se lo sviluppo economico non ci rende anche felici, allora è un falso sviluppo.»

José Pepe Mujica

«Se lo sviluppo economico non ci rende anche felici, allora è un falso sviluppo.»

José Pepe Mujica
NEWS / 26 AGOSTO 2021

Il “greenwashing” nell’agenda 2030.

Normalmente riportiamo sul sito articoli di alte fonti per risultare “neutri”, per quanto possibile, in relazione alle rappresentazioni che ognuno può formarsi in relazione alla “sostenibilità”.

Questa volta diciamo la nostra, anche alla luce degli eventi verificatisi in Afghanistan.

La Comunità internazionale, la comunità dei politici si muove rendendo ormai evidente uno iato tra ciò che, per motivi d’immagine, dichiara di voler fare e gli atti e le volontà effettivamente messi in campo. Per questo motivo rileggere o approfondire la lettura dei documenti originati dal lavoro delle Istituzioni può far sorgere un sentimento di disagio o di incredulità a fronte della superficialità con cui vengono trattati determinati temi.

È peraltro evidente che gli obiettivi dell’Agenda 2030 debbano rappresentare, in parte, un’utopia, una linea cui tendere asintoticamente. Purtuttavia, va marcato come essa, abbastanza smaccatamente, descriva una realtà irraggiungibile senza un cambiamento socioculturale, a volte religioso, comunque profondo e radicale che non pare possibile, oggi, raggiungere con gli strumenti della diplomazia.

Prima di commentare, è sensato rileggere un estratto della versione estesa dell’Agenda 2030 da noi operata.

 

Obiettivo 1: Sradicare la povertà in tutte le sue forme e ovunque nel mondo

1.4: Entro il 2030, assicurare che tutti gli uomini e le donne, in particolare i più poveri e vulnerabili, abbiano uguali diritti alle risorse economiche, insieme all’accesso ai servizi di base, proprietà privata, controllo su terreni e altre forme di proprietà, eredità, risorse naturali, nuove tecnologie appropriate e servizi finanziari, tra cui la microfinanza

 

Obiettivo 2: Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare l’alimentazione e promuovere l’agricoltura sostenibile

2.3: Entro il 2030, raddoppiare la produttività agricola e il reddito dei produttori di cibo su piccola scala, in particolare le donne, i popoli indigeni, le famiglie di agricoltori, i pastori e i pescatori, anche attraverso un accesso sicuro ed equo a terreni, altre risorse e input produttivi, conoscenze, servizi finanziari, mercati e opportunità per valore aggiunto e occupazioni non agricole

2.4: Entro il 2030, garantire sistemi di produzione alimentare sostenibili e implementare pratiche agricole resilienti che aumentino la produttività e la produzione, che aiutino a proteggere gli ecosistemi, che rafforzino la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici, a condizioni meteorologiche estreme, siccità, inondazioni e altri disastri e che migliorino progressivamente la qualità del suolo

 

Obiettivo 4: Garantire un’istruzione di qualità inclusiva ed equa e promuovere opportunità di apprendimento continuo per tutti

4.1: Garantire entro il 2030 ad ogni ragazza e ragazzo libertà, equità e qualità nel completamento dell’educazione primaria e secondaria che porti a risultati di apprendimento adeguati e concreti

4.2: Garantire entro il 2030 che ogni ragazza e ragazzo abbiano uno sviluppo infantile di qualità, ed un accesso a cure ed istruzione pre-scolastiche così da essere pronti alla scuola primaria

4.3: Garantire entro il 2030 ad ogni donna e uomo un accesso equo ad un’istruzione tecnica, professionale e terziaria – anche universitaria – che sia economicamente vantaggiosa e di qualità

4.5: Eliminare entro il 2030 le disparità di genere nell’istruzione e garantire un accesso equo a tutti i livelli di istruzione e formazione professionale delle categorie protette, tra cui le persone con disabilità, le popolazioni indigene ed i bambini in situazioni di vulnerabilità

4.a: Costruire e potenziare le strutture dell’istruzione che siano sensibili ai bisogni dell’infanzia, alle disabilità e alla parità di genere e predisporre ambienti dedicati all’apprendimento che siano sicuri, non violenti e inclusivi per tutti

4.c: Aumentare considerevolmente entro il 2030 la presenza di insegnanti qualificati, anche grazie alla cooperazione internazionale, per la loro attività di formazione negli stati in via di sviluppo, specialmente nei paesi meno sviluppati e i piccoli stati insulari in via di sviluppo

 

Obiettivo 5: Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’autodeterminazione di tutte le donne e ragazze

5.1: Porre fine, ovunque, a ogni forma di discriminazione nei confronti di donne e ragazze

5.2: Eliminare ogni forma di violenza nei confronti di donne e bambine, sia nella sfera privata che in quella pubblica, compreso il traffico di donne e lo sfruttamento sessuale e di ogni altro tipo

5.3: Eliminare ogni pratica abusiva come il matrimonio combinato, il fenomeno delle spose bambine e le mutilazioni genitali femminili

5.5: Garantire piena ed effettiva partecipazione femminile e pari opportunità di leadership ad ogni livello decisionale in ambito politico, economico e della vita pubblica

5.a: Avviare riforme per dare alle donne uguali diritti di accesso alle risorse economiche così come alla titolarità e al controllo della terra e altre forme di proprietà, ai servizi finanziari, eredità e risorse naturali, in conformità con le leggi nazionali

5.b: Rafforzare l’utilizzo di tecnologie abilitanti, in particolare le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, per promuovere l’emancipazione della donna

5.c: Adottare e intensificare una politica sana ed una legislazione applicabile per la promozione della parità di genere e l’emancipazione di tutte le donne e bambine, a tutti i livelli

 

Obiettivo 5: Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’autodeterminazione di tutte le donne e ragazze

5.1: Porre fine, ovunque, a ogni forma di discriminazione nei confronti di donne e ragazze

5.2: Eliminare ogni forma di violenza nei confronti di donne e bambine, sia nella sfera privata che in quella pubblica, compreso il traffico di donne e lo sfruttamento sessuale e di ogni altro tipo

5.3: Eliminare ogni pratica abusiva come il matrimonio combinato, il fenomeno delle spose bambine e le mutilazioni genitali femminili

5.5: Garantire piena ed effettiva partecipazione femminile e pari opportunità di leadership ad ogni livello decisionale in ambito politico, economico e della vita pubblica

5.a: Avviare riforme per dare alle donne uguali diritti di accesso alle risorse economiche così come alla titolarità e al controllo della terra e altre forme di proprietà, ai servizi finanziari, eredità e risorse naturali, in conformità con le leggi nazionali

5.b: Rafforzare l’utilizzo di tecnologie abilitanti, in particolare le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, per promuovere l’emancipazione della donna

5.c: Adottare e intensificare una politica sana ed una legislazione applicabile per la promozione della parità di genere e l’emancipazione di tutte le donne e bambine, a tutti i livelli

Obiettivo 8: Promuovere una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, la piena occupazione e il lavoro dignitoso per tutti

8.3: Promuovere politiche orientate allo sviluppo, che supportino le attività produttive, la creazione di posti di lavoro dignitosi, l’imprenditoria, la creatività e l’innovazione, e che incoraggino la formalizzazione e la crescita delle piccole-medie imprese, anche attraverso l’accesso a servizi finanziari

8.7: Prendere provvedimenti immediati ed effettivi per sradicare il lavoro forzato, porre fine alla schiavitù moderna e alla tratta di esseri umani e garantire la proibizione ed eliminazione delle peggiori forme di lavoro minorile, compreso il reclutamento e l’impiego dei bambini soldato, nonché porre fine entro il 2025 al lavoro minorile in ogni sua forma

8.8: Proteggere il diritto al lavoro e promuovere un ambiente lavorativo sano e sicuro per tutti i lavoratori, inclusi gli immigrati, in particolare le donne, e i precari

 

Obiettivo 16: Promuovere società pacifiche e inclusive orientate allo sviluppo sostenibile, garantire a tutti l’accesso alla giustizia e costruire istituzioni efficaci, responsabili e inclusive a tutti i livelli

16.1: Ridurre ovunque e in maniera significativa tutte le forme di violenza e il tasso di mortalità ad esse correlato

16.2: Porre fine all’abuso, allo sfruttamento, al traffico di bambini e a tutte le forme di violenza e tortura nei loro confronti

16.3: Promuovere lo stato di diritto a livello nazionale e internazionale e garantire un pari accesso alla giustizia per tutti

16.4: Entro il 2030, ridurre in maniera significativa il finanziamento illecito e il traffico di armi, potenziare il recupero e la restituzione dei beni rubati e combattere tutte le forme di crimine organizzato

16.5: Ridurre sensibilmente la corruzione e gli abusi di potere in tutte le loro forme

16.6: Sviluppare a tutti i livelli istituzioni efficaci, responsabili e trasparenti

16.7: Garantire un processo decisionale responsabile, aperto a tutti, partecipativo e rappresentativo a tutti i livelli

16.8: Allargare e rafforzare la partecipazione dei paesi in via di sviluppo nelle istituzioni di governance globale

16.10: Garantire un pubblico accesso all’informazione e proteggere le libertà fondamentali, in conformità con la legislazione nazionale e con gli accordi internazionali

16.b: Promuovere e applicare leggi non discriminatorie e politiche di sviluppo sostenibile

 

Bene, iniziamo con i commenti.

Innanzitutto, chiariamo che i tre ambiti della sostenibilità, economico e di governance, sociale e ambientale, non procedono affiancati ma sono intrecciati, embricati e interdipendenti.

Un economia florida discende da condizioni sociali in parte definite in termini di accesso all’istruzione, libertà di espressione, accesso al credito, ecc..

Così è difficile che ambienti sociali impoveriti riescano a promuovere il rispetto dell’ambiente. L’Afghanistan è il primo produttore di oppio al mondo perché quella coltura permette la sopravvivenza dei contadini che poi sono vessati dai signori della guerra che investono in armi i proventi del traffico di stupefacenti.

Le culture (forzosamente) dominanti, in molti paesi, non promuovono né la libertà, né le parità di genere come “vorrebbe” l’Agenda 2030.

Le società totalitarie e repressive la cui economia si basa sul traffico (internazionale) d’armi portano con sé economie in fase discendente, povertà e disordini sociali ancorché repressi, spesso nel sangue.

Come ricordiamo frequentemente, perfino le scritture bibliche trattano del tema attraverso la metafora “spade o vomeri” (Libro di Isaia 2: 3-4: “Egli sarà giudice fra le genti e sarà arbitro fra molti popoli. Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, …).

La distinzione tra economia produttiva e improduttiva rappresenta un concetto illuminante: la prima produce ulteriore economia, la seconda morti e feriti (cfr. Raul Caruso, Economia della pace, Il Mulino).

E quindi? Considerato che in un sistema in cui si giocano giochi competitivi, tutti gli attori devono “occuparsi” del destino altrui, altrimenti il sistema implode e dato che per il numero di attori e per la loro educazione e consapevolezza questa possibilità è praticamente impossibile che si verifichi, i parametri della relazione devo evolversi, tornando in effetti indietro al “dente per dente” e alla legge del più forte.

Il sistema delle nazioni risulta, di fronte ai fatti, obsoleto; la criminalità il terrorismo, le culture, l’economia sono globalizzate; l’ONU è un’Istituzione a volte imbarazzante.

Una nuova utopia deve iniziare a considerare i parametri di efficacia e di efficienza; deve essere presa una posizione di merito che abbia al centro i diritti fondamentale; la forza (e la guerra) un modo di esprimersi della diplomazia. Molti stanno già operando in modi disastrosi per i popoli e il pianeta; lo fanno su basi ideologiche. È forse indispensabile un ripensamento; purtroppo, e avremmo tanto voluto che non fosse così, va definita un’ideologia alternativa per la quale combattere a livello planetario. Si può certo dissentire e comunque anche questa sorta di “progetto” non è certo di facile realizzazione, anzi è quasi irraggiungibile. Ma non possiamo pensare che ci sia serietà nelle aziende, nelle persone e nelle Istituzioni di fronte a dichiarazioni di principio che non possono in alcun modo essere sostenute e portate a compimento, pur avendo una scadenza “inderogabile” (quanto vicina: il 2030), nell’attuale contesto socio-politico mondiale.

E poi: persone competenti, responsabili e con gli attributi.

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