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«Se lo sviluppo economico non ci rende anche felici, allora è un falso sviluppo.»

José Pepe Mujica

«Se lo sviluppo economico non ci rende anche felici, allora è un falso sviluppo.»

José Pepe Mujica
NEWS / 21 GENNAIO 2026

Quale auto è più ecologica?

Quale auto è più ecologica oggi? È una domanda comune, soprattutto quando si parla di sostenibilità. La risposta dipende da più fattori. Conta l’alimentazione, ma conta anche dove vivi e come viene prodotta l’energia.

Per iniziare, parliamo di auto elettrica. Un’auto elettrica non emette CO2 mentre viene guidata. Questo succede perché non brucia carburante. Tuttavia, non significa che sia sempre a emissioni zero. Le emissioni possono spostarsi “a monte”, cioè nella produzione dell’elettricità usata per ricaricarla.

Per valutare davvero l’impatto dell’elettrico, la domanda chiave è semplice: come viene prodotta l’elettricità che ricarica l’auto?

Perché il paese conta molto

Ogni paese produce elettricità in modo diverso. Alcuni usano soprattutto rinnovabili, come idroelettrico, eolico e solare. Altri usano molto nucleare. Altri ancora dipendono in gran parte da gas o carbone.

Questo mix energetico è decisivo. Determina quanta CO2 viene emessa per ogni kWh di elettricità. Di conseguenza, la stessa auto elettrica può avere emissioni molto diverse. Dipende dal paese in cui viene ricaricata.

Vediamo un esempio concreto con la stessa identica auto elettrica. In Norvegia, dove l’elettricità è quasi tutta rinnovabile, le emissioni sono molto basse: circa 3 g CO2/km. In Francia, grazie al nucleare, restano basse: circa 8 g CO2/km. In Italia, dove si usa soprattutto gas naturale, sono moderate: circa 32 g CO2/km. In paesi che usano molto carbone, come la Polonia, sono più alte: circa 110 g CO2/km.

Questo spiega un punto importante. Non esiste un valore unico valido in ogni situazione. Le emissioni dipendono da dove ricarichi.

C’è poi un altro vantaggio dell’elettrico. Se il sistema elettrico migliora, anche l’auto elettrica migliora. Più rinnovabili e meno fossili significano meno emissioni per ogni ricarica. Un’auto a benzina o diesel, invece, emette sempre la stessa quantità di CO2. Non può diventare più pulita col tempo.

Va considerata anche la produzione. Realizzare un’auto elettrica influisce sulle emissioni climalteranti. Se guardiamo all’intero ciclo di vita (produzione, uso e smaltimento), la batteria richiede energia e quindi genera CO2. Queste emissioni iniziali, però, vengono compensate durante l’uso. Questo vale soprattutto nei paesi con elettricità pulita.

Nel bilancio complessivo, nella maggior parte dei paesi europei, l’auto elettrica emette meno CO2 di un’auto tradizionale lungo l’intera vita utile.

Le critiche all’auto elettrica

L’auto elettrica viene spesso presentata come una soluzione centrale per ridurre emissioni e inquinamento. Eppure, il dibattito è complesso. Esistono critiche tecniche, economiche, ambientali e sociali. Conoscerle aiuta a capire meglio il tema.

Critiche ambientali

Una critica molto diffusa è questa: “l’auto elettrica inquina comunque”. Le ragioni indicate sono due. Da un lato, l’elettricità può essere prodotta con fonti fossili. Dall’altro, la produzione della batteria richiede molta energia.

Questa critica è parzialmente corretta. Le emissioni non sono nulle in assoluto. Però non sono nemmeno fisse. Dipendono dal mix energetico del paese. Inoltre, diminuiscono nel tempo se la rete elettrica si decarbonizza.

Un secondo tema riguarda l’estrazione delle materie prime. Le batterie richiedono litio, nichel e cobalto. I critici sottolineano impatti ambientali delle miniere e problemi sociali e geopolitici, soprattutto per il cobalto.

Anche questa è una critica fondata. Va però inquadrata. Anche i carburanti fossili richiedono estrazione continua. Inoltre, le batterie sono riciclabili. Infine, le nuove tecnologie riducono o eliminano i materiali più critici.

Critiche economiche

Un’obiezione frequente riguarda il prezzo. Molti sostengono che l’auto elettrica costi troppo. Per questo, sarebbe accessibile soprattutto a redditi medio-alti.

È un punto reale, soprattutto oggi. Però ci sono alcuni fattori da considerare. I costi delle batterie stanno diminuendo. Il costo totale di utilizzo (energia e manutenzione) è spesso più basso. Inoltre, il mercato dell’usato elettrico è in crescita.

Un’altra critica è la dipendenza dagli incentivi pubblici. Secondo alcuni, il settore esiste solo grazie ai sussidi. E questo distorcerebbe il mercato.

È una critica comune. Tuttavia, anche i carburanti fossili hanno ricevuto e ricevono forti sussidi. In più, gli incentivi sono spesso strumenti temporanei. Servono ad avviare nuove tecnologie.

Critiche tecniche e pratiche

Molti utenti temono autonomia insufficiente e tempi di ricarica troppo lunghi. È una preoccupazione comprensibile. Ha una base reale.

Detto questo, per l’uso quotidiano l’autonomia è generalmente sufficiente. La ricarica domestica può essere più comoda del rifornimento tradizionale. E le infrastrutture stanno migliorando.

C’è poi il tema della rete elettrica. Alcuni sostengono che una diffusione massiccia di auto elettriche sovraccaricherà la rete. Secondo questa visione, potrebbero verificarsi blackout.

In realtà, gli studi mostrano che il problema è gestibile. La chiave è la ricarica intelligente. Inoltre, le auto elettriche possono diventare una risorsa. Possono offrire accumulo e soluzioni vehicle-to-grid (dal veicolo alla rete).

Critiche culturali e politiche

Non tutte le critiche sono tecniche. Alcune sono politiche o culturali. Un esempio è la percezione di “imposizione dall’alto”. Qui rientrano il rifiuto dei divieti sui motori tradizionali e l’idea di una limitazione della libertà di scelta.

In questo caso, il tema non è l’auto elettrica in sé. Riguarda il modo in cui viene introdotta nelle politiche pubbliche.

Esiste anche una difesa del motore tradizionale. Per molti appassionati, il motore termico è cultura, storia ed emozione. L’auto elettrica viene vista come fredda o poco coinvolgente.

Questa è una critica valoriale. Non è tecnica. Dipende dai gusti personali.

In sintesi, l’auto elettrica non è una soluzione perfetta. Tuttavia, oggi è tra le opzioni più efficaci per ridurre le emissioni nei trasporti. Funziona ancora meglio se accompagnata da una transizione energetica più ampia.

I biocarburanti

Esiste poi l’opzione dei biocarburanti. Nel dibattito sulla riduzione delle emissioni, vengono spesso citati come alternativa o complemento dell’elettrico. Sono combustibili liquidi o gassosi. Si ottengono da materie prime biologiche, come colture agricole, residui vegetali o rifiuti organici. Possono essere usati nei motori tradizionali.

Ma che cosa sono, in pratica? I principali biocarburanti oggi in uso sono bioetanolo (miscelato alla benzina), biodiesel o HVO (miscelati o sostitutivi del gasolio) e biometano (utilizzabile nei veicoli a gas).

A differenza dei carburanti fossili, i biocarburanti derivano da fonti rinnovabili. In teoria, la CO2 emessa durante la combustione è compensata da quella assorbita dalle piante durante la crescita.

I punti di forza dei biocarburanti

Un primo punto di forza riguarda i veicoli esistenti. Entro certi limiti, i biocarburanti possono essere usati nei motori già in circolazione. Questo evita una sostituzione completa del parco auto. Per questo sono spesso considerati una soluzione di transizione, soprattutto nel breve periodo.

Un secondo vantaggio riguarda le infrastrutture. I biocarburanti possono essere distribuiti attraverso le reti di rifornimento esistenti. Non richiedono nuove colonnine. E non impongono grandi cambiamenti all’utente.

Infine, se prodotti in modo sostenibile, possono ridurre le emissioni rispetto a benzina e gasolio. Questo vale in particolare per quelli ottenuti da scarti e rifiuti, cioè i biocarburanti avanzati.

Le principali criticità

Il primo limite è la disponibilità. La biomassa è limitata. Inoltre, compete con altri usi: alimentazione, industria e riscaldamento. Questo rende difficile immaginare i biocarburanti come soluzione universale per tutto il trasporto stradale.

Un secondo problema riguarda la concorrenza con il settore alimentare. I biocarburanti di prima generazione, prodotti da colture dedicate, possono richiedere terreni agricoli. Possono anche aumentare i prezzi dei prodotti alimentari. In alcune aree del mondo, possono contribuire a deforestazione indiretta.

Infine, le emissioni non sono nulle. I biocarburanti emettono CO2 allo scarico. Inoltre generano inquinanti locali, come NOx (ossidi di azoto) e particolato. Se si considera l’intero ciclo di vita (coltivazione, fertilizzanti, trasporto e trasformazione), le emissioni possono risultare significative.

Biocarburanti avanzati: l’opzione più promettente

I biocarburanti avanzati vengono prodotti da rifiuti organici, residui agricoli e oli esausti. In genere hanno un bilancio ambientale migliore. Inoltre creano meno conflitti con il settore alimentare.

Tuttavia, hanno due limiti importanti. Sono più costosi. E sono disponibili in quantità ancora limitate.

Il ruolo realistico dei biocarburanti

Oggi molti esperti vedono i biocarburanti come una soluzione complementare, non come un’alternativa totale. Possono essere particolarmente utili per aviazione, trasporto marittimo e mezzi pesanti difficili da elettrificare. Possono anche contribuire a ridurre le emissioni del parco veicoli esistente.

In conclusione, i biocarburanti sono una parte della soluzione. Non sono però una risposta unica. Possono ridurre la CO2 nel breve e medio periodo, ma hanno limiti strutturali. Per questo, una transizione efficace richiederà elettrificazione dove possibile, biocarburanti sostenibili dove l’elettrico è meno praticabile e una riduzione complessiva dei consumi energetici.

Biocarburanti vs auto elettrica

Per capire quale strada riduce meglio le emissioni, serve un confronto diretto. Auto elettrica e biocarburanti hanno vantaggi diversi. E non rispondono alle stesse esigenze.

Sulle emissioni di CO2, l’auto elettrica ha un potenziale più elevato sul lungo periodo. Non produce emissioni allo scarico. Le emissioni dipendono dal modo in cui viene prodotta l’elettricità. Inoltre migliora automaticamente se la rete elettrica si decarbonizza. I biocarburanti, invece, emettono CO2 durante la combustione. Il bilancio climatico dipende dal ciclo di vita. È buono per i biocarburanti da scarti, ma può essere critico per quelli da colture dedicate. In ogni caso, la riduzione è parziale e non equivale a un azzeramento.

Per l’inquinamento locale nelle città, l’auto elettrica è nettamente migliore. Non produce NOx allo scarico. Non produce particolato da combustione. Questo porta benefici immediati per la qualità dell’aria urbana. I biocarburanti, invece, producono comunque ossidi di azoto e particolato, anche se spesso meno dei carburanti fossili.

Infine, c’è l’efficienza energetica. L’auto elettrica è molto efficiente. Circa il 70–80% dell’energia arriva alle ruote. Le perdite complessive sono minori. Con i biocarburanti, invece, l’efficienza è più bassa. Gran parte dell’energia si perde come calore. Di conseguenza serve più energia primaria per percorrere la stessa distanza.

 

Foto di Andersen EV su Unsplash

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